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Corvidi e agricoltura: approvato il Piano di controllo 2026-2030 per contenere i danni alle colture

02/04/2026

Corvidi e agricoltura: approvato il Piano di controllo 2026-2030 per contenere i danni alle colture

Una risposta strutturata a un problema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente per il comparto agricolo trentino arriva con l’approvazione del nuovo Piano di controllo dei corvidi 2026-2030, adottato dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche di gestione faunistica e punta a contenere l’impatto di specie come cornacchia nera, cornacchia grigia e ghiandaia, la cui presenza può incidere in modo significativo sulle produzioni agricole.

L’intervento rappresenta la prosecuzione di un’attività già avviata negli anni precedenti, con l’obiettivo di affinare gli strumenti di prevenzione e controllo attraverso criteri selettivi e mirati, calibrati sulle reali esigenze del territorio. Non si tratta di un’azione generalizzata, ma di un approccio che intende intervenire laddove il danno si manifesta in modo più evidente, cercando un equilibrio tra tutela delle colture e gestione sostenibile della fauna selvatica.

Un problema diffuso ma non uniforme sul territorio

I danni causati dai corvidi non si distribuiscono in maniera omogenea, ma colpiscono in modo particolare alcune colture e specifiche aree. In Trentino, le specie interessate incidono soprattutto su mais, piccoli frutti, ciliegi e produzioni orticole, senza escludere colture come melo e vite. Le perdite registrate possono variare sensibilmente, con una media compresa tra il 15 e il 30 per cento, fino a situazioni localizzate in cui il danno si avvicina alla totalità del raccolto.

Un elemento che rende il fenomeno ancora più rilevante è l’assenza, nella normativa provinciale, di un sistema di risarcimento per i danni provocati dall’avifauna. Questo aspetto sposta inevitabilmente l’attenzione sulle misure preventive e di contenimento, considerate strumenti essenziali per salvaguardare la sostenibilità economica delle aziende agricole, in particolare quelle di dimensioni più contenute e con produzioni specializzate.

Modalità, tempi e limiti degli interventi

Il Piano definisce in modo puntuale le modalità operative, stabilendo che le attività di controllo possano essere svolte nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 30 settembre, fase dell’anno in cui le colture risultano maggiormente esposte. Si tratta di una finestra temporale individuata per concentrare gli interventi nei momenti di maggiore vulnerabilità, evitando azioni indiscriminate.

Per quanto riguarda i limiti quantitativi, il contingente massimo annuale resta fissato in mille esemplari di cornacchia e cinquecento ghiandaie, numeri già ritenuti compatibili con l’equilibrio ecosistemico. Il Piano ha ottenuto il parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), oltre a quello dell’Osservatorio faunistico provinciale, elementi che rafforzano la solidità tecnica del provvedimento.

Equilibrio tra tutela agricola e gestione faunistica

Alla base del nuovo Piano emerge una linea di intervento che cerca di conciliare esigenze diverse, evitando contrapposizioni tra attività agricola e tutela della fauna. Come evidenziato dall’assessore Failoni, l’obiettivo è fornire agli agricoltori strumenti concreti per affrontare un problema reale, mantenendo al tempo stesso un approccio responsabile e selettivo nella gestione delle specie coinvolte.

La scelta di proseguire su questa strada riflette una visione che considera la gestione faunistica come parte integrante delle politiche agricole e ambientali, in un contesto in cui la convivenza tra attività umane e biodiversità richiede interventi mirati, fondati su dati scientifici e su una conoscenza approfondita del territorio.

Il Piano, valido fino al 31 dicembre 2030 e rinnovabile alla scadenza, rappresenta dunque uno strumento operativo destinato a incidere concretamente sulle dinamiche locali, offrendo una risposta strutturata a una criticità che, pur variabile nella sua intensità, continua a rappresentare una sfida per molte realtà agricole.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to