Caricamento...

Rovereto365 Logo Rovereto365

A Trento “Anacronismi e discronie” racconta l’arte italiana fuori dal tempo

13/04/2026

A Trento “Anacronismi e discronie” racconta l’arte italiana fuori dal tempo

A Palazzo delle Albere prende forma una mostra che affronta uno dei nodi più interessanti dell’arte italiana degli ultimi decenni: il rapporto con il tempo, con la memoria e con la persistenza delle immagini. “Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi”, visitabile dal 24 aprile al 6 settembre 2026, propone un percorso che osserva come una parte rilevante della ricerca artistica nazionale abbia scelto di sottrarsi alle scansioni lineari della contemporaneità, preferendo invece una relazione più complessa, irregolare e talvolta apertamente dissonante con la storia.

Il progetto curatoriale firmato da Margherita de Pilati e Ivan Quaroni si muove dentro questa frattura fertile, seguendo artisti e linguaggi che, in momenti diversi, hanno riportato al centro la pittura, la figurazione, il mito, la costruzione simbolica e il peso della tradizione iconografica italiana. Non si tratta di un semplice sguardo retrospettivo, né di un’operazione fondata sul recupero nostalgico del passato. Il cuore della mostra sembra piuttosto risiedere nella capacità di mostrare come certe immagini, certi modi della forma e certe posture estetiche abbiano continuato a riaffiorare dentro il presente, resistendo alla pressione dell’attualità immediata.

Una mostra che legge il presente attraverso il disallineamento

Il percorso prende le mosse dalla stagione che segue il lungo predominio dell’arte concettuale, quando tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta la Transavanguardia riporta in primo piano la centralità della pittura e della figurazione. In quel passaggio, artisti come Chia, Cucchi, Clemente e Paladino reintroducono elementi che sembravano messi ai margini: la narrazione, l’arcaico, la materia simbolica, la dimensione mitica. La loro operazione non guarda indietro per restaurare un ordine perduto, ma per riattivare un deposito di immagini che appartiene in profondità alla cultura visiva italiana.

A questa svolta si affianca poi l’esperienza degli Anacronisti, che spingono ancora oltre il confronto con il passato e con la forma, scegliendo una pittura che sembra collocarsi deliberatamente fuori asse rispetto al proprio tempo. Qui la questione si fa ancora più radicale: il rapporto con la composizione classica, con la misura e con un certo rigore formale produce un attrito evidente con il contesto contemporaneo, e proprio da questo attrito nasce una riflessione più ampia sul significato dell’attualità in arte.

La mostra mette bene in evidenza come, da quel momento in avanti, il disallineamento temporale non sia rimasto un episodio isolato, ma sia diventato una condizione sempre più diffusa. Molti artisti hanno continuato a lavorare in uno spazio sospeso, dove l’immagine non appartiene del tutto né al passato né al presente, e dove il riferimento storico viene smontato, rallentato, rimontato, interrogato.

Dagli anni Ottanta a oggi, tra memoria iconografica e nuove sospensioni

Uno degli aspetti più riusciti del progetto sta nella sua capacità di leggere gli ultimi quarant’anni come un territorio attraversato da temporalità multiple. Nell’epoca del digitale, della simultaneità e dell’iper-presenza, questa condizione assume un valore ancora più evidente. Molte opere sembrano nascere in una zona intermedia, in cui il tempo storico non procede in modo lineare ma si contrae, si dilata, si interrompe. La memoria iconografica italiana, così ricca e stratificata, non compare come repertorio chiuso, ma come materia viva, disponibile a continui slittamenti.

In questo senso, “Anacronismi e discronie” non offre soltanto una ricognizione sull’arte italiana recente, ma invita a riflettere su come guardiamo le immagini oggi, su quali sopravvivenze portino con sé e su quanto il presente continui a essere abitato da forme che arrivano da molto lontano. La mostra suggerisce che la contemporaneità non coincide per forza con l’adesione immediata al proprio tempo, e che proprio nelle opere capaci di creare scarti, ritardi e deviazioni può nascondersi una delle letture più lucide del nostro presente.

Allestita a Palazzo delle Albere, la rassegna offre così un’occasione preziosa per misurarsi con una linea dell’arte italiana meno prevedibile di quanto spesso si racconti: una linea che non insegue il tempo, ma lo incrina, lo mette in discussione e lo restituisce con una profondità rara.

Fabiana Fissore Avatar
Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.